Intervista a Patty Farinelli

Intervista a Patty Farinelli

Domanda: “Fulmini e Zampette” è la tua prima esperienza da scrittrice. Come è nata la tua passione per la scrittura? E cosa ti ha motivata a scrivere il tuo primo libro?

Patty: La mia carriera lavorativa si è svolta sempre nel mondo della moda, che mi ha aiutato a sviluppare una grande inventiva, attraverso la quale mi sono davvero sentita realizzata. Ma allo stesso tempo ho sempre voluto mettermi alla prova in altri ambiti e rinnovarmi, cercando nuovi percorsi, ed essendo sempre stata un’appassionata di libri perché non applicare la mia creatività anche alla scrittura? Devo ringraziare la mia casa editrice, Argentodorato Editore che mi ha dato la possibilità di concretizzare questo mio progetto e che mi ha sempre sostenuta in questa sfida che alla fine devo dire che mi ha aperto degli scenari meravigliosi.

Domanda: Quali sono le tue letture infantili, i libri che ti hanno accompagnata quando eri bambina e poi ragazza, che ti hanno influenzata maggiormente nella realizzazione di questo tuo primo scritto?

Patty: Sicuramente mi sono sempre piaciuti i romanzi fantastici come quelli di Jules Verne, tra cui “Viaggio al centro della Terra”, “Ventimila leghe sotto i mari” oppure “L’isola del tesoro” di Stevenson. Ma devo dire che per questo libro mi hanno ispirato anche film come Jurassic Park, se ripenso al primo viaggio nel tempo dei miei protagonisti, o “Ritorno al futuro”, Doc è stato il modello per il mio professor Zimmermann.

Domanda: Invece il sogno del cucciolo Lampo o l’incontro con le streghe di Salem mi fa pensare a qualche storia dell’orrore.

Patty: Fin da piccola sono sempre stata attirata dalle storie di paura, ricordo quanto mi piaceva il brivido dei misteri e dell’oscurità e penso che sia un’emozione che ai bambini piace moltissimo quindi sono stata felice di poter inserire scene e figure magiche come fantasmi o streghe che fanno un po’ rizzare la pelle.

Domanda: Il titolo del libro “Fulmini e Zampette” è curioso. Da dove vengono questi fulmini? E di chi sono le zampette?

Patty: Le zampette sono quelle di due simpatici protagonisti del libro, il sottotitolo è abbastanza chiaro: racchiude l’avventura di due cuccioli di maltese che vanno a spasso nel tempo, Neve e Lampo. Per quanto riguarda i fulmini il nome “Lampo”, vi fa già immaginare il caratterino di questo cucciolo e le rocambolesche imprese che si trova ad affrontare in compagnia della maltesina Neve, insieme a un bambino e un professore di fisica.

Domanda: Nella dedica ho visto che parli del tuo cucciolo Viktor, del valore dell’amore incondizionato che ti ha insegnato. Questo amore incondizionato di cui parli mi ha fatto inevitabilmente pensare a Karenin, il cane di Tereza nel romanzo “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Milan Kundera. La protagonista del libro parla del suo legame con Karenin così:
“È un amore disinteressato: Tereza non vuole nulla da Karenin. Non vuole nemmeno l’amore. Non si è mai posta quelle domande che torturano le coppie umane: mi ama? Ha mai amato qualcuna più di me? Mi ama più di quanto lo ami io? Forse tutte queste domande rivolte all’amore, che lo misurano, lo indagano, lo esaminano, lo sottopongono a interrogatorio, riescono anche a distruggerlo sul nascere. Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa (l’amore) dell’altro invece di avvicinarci a esso senza pretese e volere solo la sua semplice presenza”.
Secondo te qual è il giovamento di questo amore incondizionato?

Patty: Questa bellissima descrizione di ciò che prova la padrona per il suo cane mi invita a fare una profonda riflessione sull’amore e sull’importanza che può avere un animale nella vita di un essere umano. Tutti coloro che hanno un cane sanno bene cosa lo fa felice, che alla fine è sempre poco, una carezza, un biscotto, e sanno di poter sempre contare su di lui. La presenza di un animale che ci dia la più completa fiducia serve a ritrovare quella purezza e naturalezza dell’amore, lo stesso che lega Lampo e Neve ai suoi padroni. Semplice ma profonda è la frase che si trova già nel primo capitolo quando descrivo Neve: “Emilia era timida, ma andava così orgogliosa della sua Neve da vincere la riservatezza e parlare con gli sconosciuti”. Per questo vorrei aggiungere che la compagnia di un animale fin dall’infanzia può aiutare un bambino a vincere le insicurezze e a dargli coraggio per affrontare il mondo che è là fuori, ma non solo: avere vicino a sé una creatura della quale prendersi cura aiuta anche a capire i bisogni dell’altro e migliora i rapporti interpersonali.

Domanda: Il tema principale del libro è il viaggio nel tempo. Cosa significa per te viaggiare nel tempo?

Patty: Per me viaggiare nel tempo è rivivere il passato e proiettarsi verso il futuro. Il passato è importante per crescere, considerando gli errori non ostacoli ma insegnamenti per maturare, e le conquiste esempi da seguire. Il passato quindi ci orienta quando vogliamo guardare lontano, fissare obiettivi e mete per il futuro. La Zeitmachine, la macchina del tempo con la quale viaggiano i protagonisti del libro, è allo stesso tempo la storia e l’immaginazione, le nostre conoscenze e i nostri sogni, entrambi necessari per vivere il presente.

Domanda: Il tema del viaggio nel tempo ti ha dato sicuramente modo di creare diversi scenari fantastici, dall’era Mesozoica, ai pirati, alle streghe, a Maria Antonietta e la Rivoluzione francese, al Moulin Rouge, agli eroi della Grande Guerra fino alle missioni nello spazio e il non-luogo della rete informatica, ma capitolo dopo capitolo hai inserito notizie storiche “a cura del dottor Zimmermann”. Qual è una storia che ti ha interessato particolarmente e che poi ha ispirato il capitolo?

Patty: Il mio intento era quello di creare mondi fantastici ma con riferimenti alla realtà, per fornire informazioni utili sul periodo di cui sto parlando e curiosità per il lettore, ma allo stesso tempo mostrare il punto di partenza per volare con la fantasia. Il mio invito è quello di dare importanza alla storia ma anche di non rinunciare mai all’immaginazione.
Il personaggio che ho descritto con più piacere e interesse è stato quello di Maria Antonietta poiché nel mio lavoro ho avuto a che fare molto spesso con Parigi e la Francia e sono sempre rimasta colpita dalla reggia di Versailles, dalla sua magnificenza ai suoi dettagli che ho inserito nel libro. Di conseguenza sento una certa affinità con il periodo storico in cui è vissuta la regina, che, accusata sempre, a parer mio, ingiustamente nel corso della storia, io rappresento invece dotata di una forte sensibilità e tenerezza.

Domanda: E cosa vuoi insegnare al lettore che sta per intraprendere questa avventura?

Patty: Vorrei ricordare ai lettori, grandi o piccoli che siano, a credere in sé stessi e dare valore ai propri talenti. Il personaggio di Emilia ne è un esempio perché lavora nello studio di un avvocato ma sogna di diventare una scrittrice e grazie all’aiuto del portinaio Alfredo impara a credere nelle sue capacità. Anche il professor Zimmermann, che afferma addirittura di voler proseguire le sue ricerche sulle orme di Einstein, inizialmente confessa di non sentirsi all’altezza del compito che si è prefissato, ma questo non significa che non si impegnerà al massimo. A credere in lui sarà proprio un bambino, una persona improbabile e l’ultima che si sarebbe mai aspettato, ma se ci pensiamo bene, anche l’unica. Solo la fantasia e la testardaggine di un bambino possono credere in una macchina del tempo, ma è proprio questa fantasia che accrescerà la fiducia del nostro professor Zimmermann. Come dice Pascoli nella poetica del fanciullino, il bambino “mette il nome a tutto ciò che vede e sente”, è in grado di guardare il mondo senza filtri, in modo vero e autentico. La mia speranza quindi è che il piccolo lettore cresca insieme ai miei personaggi e che il grande faccia un passettino indietro e ritorni a credere nella fantasia guardando ogni tanto il mondo con gli occhi innocenti di un bambino.

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