Disseminazioni/ Capitolo 4 1


La progettualità “radiale”

di Aldo Di Virgilio

Anticamente passava per il creatore del mondo, di tutte le cose, era il difensore del popolo
e protettore del focolare al punto che molti dissero avesse salvato dai nemici Davide, Gesù Cristo e addirittura il profeta Maometto. La ragnatela, in quanto principio di salvaguardia, era ritratto sullo scudo dell’eroe quando si recava nei luoghi pericolosi, oppure lo avrebbe aiutato a salire in cielo e il contrario, a tornare giù in modo sicuro, una specie di paracadute.
Al giorno d’oggi la cosa funziona un modo diverso, è vero che i ragni fanno schifo alla gente però è altrettanto vero che quell’attitudine intessitrice è lo specchio della complessità umana. Il fatto che la ragnatela parta dal centro verso l’esterno, in alcune culture la trasforma in un simbolo del sole e della creazione della vita, come per gli aborigeni australiani. A causa della complessità della ragnatela, e le sue somiglianze con il labirinto dei Celti, la ragnatela rappresentava gli ostacoli che devono essere superati dall'uomo. Nel cristianesimo la ragnatela esprimeva, simbolicamente, la fragilità e la caducità della vita umana, ovvero, nella sua consistenza appiccicosa, una trappola per coloro che perdevano il controllo e dunque identificava il ragno con Satana ed il male. E non
solo, ancora la cultura cristiana, per questa modalità assimilativa, succhiando via l’anima alla vittima impotente, lo poneva sullo stesso piano della terribile, Grande Madre, che crea e distrugge. I giapponesi ritengono che i ragni femmina rappresentino la trappola per i viaggiatori, il ragno cattivo è un lupo mannaro pericoloso. Solo i Romani non affibbiavano ai ragni tutte queste qualità poco lusinghiere, però guai ad ucciderlo, avrebbe portato sfortuna.
Dopo aver letto tutta la corposa simbologia attribuita al ragno ed alla ragnatela, lo devo ammettere, non è che ne viene a galla un messaggio chiaro, o univoco; nella sostanza si contrappongono due partiti, quello dei sostenitori e quello dei calunniatori, quello che ne ha paura e quello che lo venera, quello di quelli che li schiaccerebbero e quello di quelli che li pongono sull’altare al fianco degli dei più sfolgoranti. Una situazione piuttosto equilibrata, nella quale alcuno prevale, anche se io, lo confesso, appartengo alla categoria dei sostenitori, e tra questi ultimi appartengo alla frangia più estrema. Io sono un adoratore, dei ragni. Io li amo, i ragni. Ne ho una grande ammirazione, in effetti. Io, addirittura, mi identifico, dei ragni. Al punto che qualcuno, dopo tanto parlar bene di questi ragni, ha iniziato a chiamarmi “ragno tramatore”.
Non sbagliano, a dire il vero, io mi ci sento proprio, un ragno, sono un ragno la cui qualità aracnidea trova la sua migliore manifestazione quando svolgo il mio lavoro di scrittore; e in effetti, amici miei, chi altri tra i vari mestieri umani è altrettanto paragonabile al lavoro di tessitura svolto dai nostri simpatici animaletti ad otto zampe? Noi scrittori, come i ragni, studiamo la situazione a tavolino, il ragno dal ciglio del ramo e noi dal ciglio della scrivania; il ragno immagina nella sua microscopica testolina la fitta rete di fili di seta che andranno a colmare lo spazio vuoto, mentre noi scrittori, sul foglio di carta, disegniamo un centro, nient’altro che l’origine della storia, e intorno a questo iniziamo a collocare i fili di seta, i personaggi, e i collegamenti tra i fili, ovvero le relazioni che tra questi personaggi si svilupperanno. Quello che sottolineo, che voglio sottolineare, è l’importanza della cosiddetta progettualità radiale, ovvero la costruzione anticipata di tutte le dinamiche che affronteremo durante la stesura materiale del romanzo, partendo da una genesi centrale, un’unica genesi, che sarà la madre di tutti gli sviluppi, di ogni singolo accadimento,
sfumatura descrittiva, peculiarità caratteriale. Perché ogni oggetto o meccanismo o struttura sul nostro pianeta ha un centro ed una periferia, ad iniziare dall’atomo con il protone e gli elettroni che gli girano intorno; e allora io dico, vi voglio dire, chi saremmo, noi, noi scrittori, intendo, per negare questa semplice verità quantica? E allora che nessuno abbia timore di imitare la strategia
del ragno appeso al ramo, che nessuno dubiti della propria attitudine programmatoria, così come i ragni in ogni angolo della Terra costruiscono, secondo rigide regole matematiche, le proprie ragnatele.
E se volete un incoraggiamento, una conferma a queste mie elucubrazioni, leggetevi l’articolo pubblicato il 2010 dal Journal Of Arachnology, intitolato “Web gigantism Darwin’s bark spider, a new species from Madagascar (Araneidae: Caerostris)”, dove si parla di questa specie di ragni scoperta in Madagascar, la Caerostris Darwinii, che getterebbe la propria ragnatela attraverso ruscelli, fiumi e laghi, lasciandola sospesa sopra l'acqua, dopo averla attaccata tra una sponda e l’altra, con fili di collegamento lunghi anche 25 metri.
Ditemi, non è magnifico? Un ragnetto che stende, sopra fiumi impetuosi, fili lunghi 25 metri! E cosa sarebbero, i fiumi, se non le nostre idee che scorrono? E cosa sarebbe, questo ponte di seta, se non il tentativo preventivamente arginatore messo in atto dal nostro cervello? Io credo, in tutta franchezza, che non esista metafora migliore per illustrare il rapporto tra la fantasia che partorisce a getto continuo idee disordinate, tumultuose, e lo sforzo di ordinarli attraverso una schema logico, preventivo, che ne assicuri un deflusso razionale.


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