Disseminazioni/ Capitolo 5

La fragilità della trama

di Aldo Di Virgilio

Lunedì 29 gennaio 2018
In relazione all’ingresso non autorizzato di un camion nella Pampa de Nasca (altezza del km 424’autostrada Panamericana), avvenuta sabato 27 gennaio, il Ministero della Cultura riferisce che:

  1. Il camion della compagnia “Transportes Pakatnamu SAC”, targata B3R-946, è entrato senza autorizzazione alla Pampa de Nasca alle 18 circa, nonostante la segnaletica indicante la condizione patrimoniale dell’area.
  2. Nel notare il fatto, i vigilantes del Ministero della Cultura arrestarono il colpevole, presentando la denuncia alla Polizia Nazionale del Perù (PNP) di Nasca per il loro intervento. L’autista, identificato come Jainer Jesús Flores Vigo, è stato successivamente detenuto dal PNP alle 21:00, vicino alla città di Nasca.
  3. Alle 8:30 a. m. il giorno successivo, il Ministero della Cultura ha effettuato un’ispezione, con la presenza del PNP e dell’ufficio del Procuratore provinciale di Nasca, confermando che il camion ha lasciato il suo percorso in tracce profonde in un’area approssimativa di 50 x 100 metri, interessando la superficie del pampa e parte di tre geoglifi (linee rette).

Con questo stringato dispaccio risalente a qualche giorno fa, il Ministero della Cultura peruviano ha reso noto l’avvenuto arresto di Jainer Jesús Flores Vigo, un autista che, a bordo del suo camion, aveva sconfinato nella Pianura di Nasca, dove si conservano i giganteschi geoglifi tracciati oltre duemila anni orsono dall’antichissimo popolo precolombiano dei Nazca, deturpandone alcuni, forse per sempre.
In effetti non sembrerebbe un’infrazione tanto grave, il Ministero parla dell’interessamento di tre geoglifi composti di linee rette, e nient’altro.
Eppure, riflettendoci meglio sopra, io credo sia stato un danno gravissimo. Al pensiero di quegli immondi pneumatici penetrati per oltre cento metri in un luogo sopravissuto a Cristoforo Colombo e a Pizzarro, scavando solchi profondi e cunette, smuovendo pietre ferrose rimaste lì dal giorno della loro sistemazione, beh, signori miei, io ho pianto. Era una struttura delicatissima, era un mirabile esempio di perizia umana, era un’opera d’arte di impareggiabile bellezza, eppure tutto ciò non ha impedito che questo signore, magari il più sfigato dei poveretti, lo rovinasse.
Capito, ragazzi? Un attimo di distrazione, o di scoraggiamento, o di insofferenza per il caldo, la sete o che ne so, e bum, tutto andato a rotoli.
Quello che mi atterrisce è la rapidità e l’imprevedibilità del danno, nessuno avrebbe mai immaginato che un semplice camionista potesse finire all’interno di un’area super segnalata e super protetta, dove non capiteresti nemmeno per sbaglio, a meno di prenderti una botta in testa.
E allora, amici miei, facciamo tesoro di quanto è successo a Nazca il gennaio scorso, va bene? Perché anche agli scrittori potrebbe succedere un imprevisto del genere, con esiti altrettanto catastrofici. Intendo riferirmi a quel particolare momento appena dopo la nascita dell’idea, che hai bisogno di trasformarla in una bozza di storia attraverso la famosa “progettualità radiale” descritta nel Capitolo Quattro. La stesura di questa iniziale mappa concettuale non ti pone affatto al riparo da amnesie o da clamorosi ripensamenti o retromarce rispetto allo spunto originale; la ragnatela con lo sviluppo centrifugo dei primi personaggi e delle prime relazioni tra i personaggi non rappresenta che un buon punto di partenza. Un buon punto di partenza, ma è solo un punto di partenza, capito? Alla prima ragnatela, necessariamente a maglie larghe, ne dovrà seguire una seconda a maglie un poco più strette, con l’aggiunta dello scenario che conterrà la storia, il cosiddetto inquadramento ambientale e, al limite, i giusti riferimenti storici per rendere la narrazione più credibile. Infatti, se lo scrittore si affiderà ad una scrittura esclusivamente mnemonica, eseguita volta per volta senza un progetto preliminare, dimenticherà il contenuto dello scritto dei giorni precedenti, e dei giorni ancora più lontani, a prezzo di incoerenze, contraddizioni, salti nel vuoto, banalità, ripetizioni, mancanza di tensione emotiva, e tralasciando gli errori di sintassi o addirittura di grammatica.
Insomma, il rischio è che un’idea originale, a lungo cullata e bene concepita, senza l’adeguato sostegno del primo e del secondo progetto radiale, rischierà la profanazione, se non l’integrale, e irrimediabile, danneggiamento. Come ha fatto il camion di Jainer sui disegni di Nazca.


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