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Nota preliminare per autori e traduttori

Il manoscritto va spedito a manoscritti@argentodorato.it (si può utilizzare anche WeTransfer), rispettando le seguenti indicazioni sull’invio.

I testi vanno consegnati integralmente, su un unico file, il più possibile corretto e privo di refusi, nella versione quanto più definitiva possibile. L’eccezione è costituita da note e immagini, che andranno consegnate su file a parte. Ogni file, in estensione .docx (Microsoft Word) dev’essere nominato come segue: cognome_titolo_data. La formattazione va tenuta al minimo: carattere 12, font standard (Garamond, Times New Roman o Arial), interlinea 1,15 o 1,5, nessun rientro o spaziatura oltre a un a capo. È fortemente sconsigliato l’uso del grassetto, eccetto titoli o sottotitoli. Le immagini vanno consegnate nella risoluzione minima di 300 dpi, formato .jpeg, .tiff o .pdf; va inoltre verificato che le immagini proposte non siano protette da copyright di terzi. L’impaginazione pertiene alla casa editrice e al progetto grafico che sottende le collane: eventuali suggerimenti possono essere proposti in altra sede, ma mai nella formattazione del documento.

L’inedito va accompagnato da una lettera di presentazione dell’autore e dalla sinossi del manoscritto.

Citazioni

Le citazioni vanno indicate fra caporali (« ») quando non più lunghe di due o tre righe; le citazioni più lunghe andranno staccate dal corpo del testo con un a capo sopra e uno sotto. Poesie e canzoni vanno citate in corsivo, centrato. Le citazioni vanno corredate di indicazione bibliografica estesa, secondo il seguente sistema:

Monografie

Autore, Titolo dell’opera, Luogo di edizione: Editore, data, numero/i di pagina/e da cui si trae la citazione.

Es: Calvino, Italo, Le città invisibili, Torino: Einaudi, 1972.

Articoli

Autore, “Titolo dell’articolo”, Titolo della rivista, Volume, numero del fascicolo, Mese e anno, pagine in cui compare l’articolo.

Capitoli, atti di congresso, raccolte

Autore, “Titolo del capitolo o saggio” in Curatore, Titolo dell’opera, Numero del volume se presente, Luogo, Editore, data, pagine dello scritto.

Poiché di norma nella bibliografia finale si utilizza l’ordine alfabetico, il nome dell’autore va sempre citato a partire dal cognome, seguito dalle iniziali puntate o dal nome esteso; in alcuni casi si utilizza il tutto maiuscolo o il maiuscoletto. Il titolo dell’opera, con eventuale sottotitolo, va sempre in corsivo.

Due sono gli stili più diffusi per la citazione:

– Il primo, noto come ChicagoA, in nota a piè di pagina con la citazione estesa (come sopra da esempio), è generalmente più utilizzato in ambito umanistico. Dopo la prima citazione, è possibile utilizzare una forma abbreviata (vedi più avanti);

– Il secondo, ChicagoB, in corpo testo dopo la citazione nella seguente forma: (Calvino, 1972) e corredata da citazione estesa nella bibliografia finale, è afferente agli ambiti scientifici.

In caso di note a piè di pagina, il numero in apice andrà indicato nel testo in questo modo: [1], corrispondente nel file che riporta i testi delle note. Si eviti di utilizzare le note in Word. Sarà cura dell’autore fornire una bibliografia completa in ogni sua parte.

Documenti digitali

Quando si cita un sito Internet l’URL va inserita tra uncinate (< >). URL più lunghe di 50 caratteri vanno abbreviate utilizzando il servizio: tinyurl.com. L’editor può sostituire anche le URL più brevi di 50 caratteri con quelle generate da tinyurl per esigenze di impaginazione.

Es.: American Library Association, Policy concerning confidentiality of personally identifiable information about library users, <https://tinyurl.com/y8ldjowq> (Ultima consultazione: 11/09/2013)

Articoli di blog

Es: Carver Blake, WI Board calls for closing library, «LISNews», 17 settembre 2013, <http://lisnews.org/wi_board_calls_for_closing_library>.

http://www.aib.it/pubblicazioni/libri/norme-redazionali-citazioni/

Abbreviazioni

Non vanno mai usate nei testi di narrativa.

Per i testi di saggistica vale il seguente elenco:

a cura di

a c. di

Allegato

all.

appendice

app.

articolo/i

art./artt.

articolo citato

art. cit.

autore/i

A./Aa.

autori vari

Aa.Vv.

avanti Cristo

a.C.

capitolo/i

cap./capp.

centimetro/i

cm (senza punto)

Circa

ca.

citato/i

cit./citt.

chilo/i

chilometro/i

kg (senza punto)

km (senza punto)

codice/i

cod./codd.

come sopra

c.s.

confronta

cfr.

dopo Cristo

d.C.

Eccetera

ecc. (mai preceduto da virgola, né seguito da punto, per non averne due)

edizione/i

ed./edd.

edizione italiana

ed.it.

fascicolo/i

fasc./fascc.

figura/e

fig./figg.

frammento

framm.

fuori testo

f.t.

gradi centigradi

31° C

grammo/i

ibidem

g (senza punto)

ibid.

Idem

id.

introduzione

intr.

libro/i

l./ll. (l. vi, ma 6 ll.)

luogo citato

loc. cit.

metro/i

m (senza punto)

manoscritto/i

ms./mss.

millimetro/i

mm (senza punto)

nota dell’autore

[N.d.A.]

nota del redattore

[N.d.R.]

nota del traduttore

[N.d.T.]

numero/i

n./nn.

opera citata

op. cit. (in corsivo, perché sostituisce il titolo)

pagina/e

p./pp.

paragrafo/i

§/§§

per esempio

per es.

prefazione

pref.

recto/verso

r./v.

ristampa

rist.

riveduto

riv.

secolo

sec.

seguente/i

sg./sgg.

senza data

s.d.

senza editore

s.e.

senza luogo

s.l.

serie

s.

sub voce/ alla voce

s.v.

supplemento

suppl.

tabella/e

tab./tabb.

tavola/e

tav./tavv.

titolo/i

tit./titt.

tomo/i

t./tt.

traduzione

trad.

verso/i

v./vv.

volume/i

vol./voll. (vol. iv, ma 4 voll.)

Accenti

a, i, o, u in italiano hanno sempre accento grave. Sulla e l’accento può essere grave o acuto (rifarsi eventualmente ai maggiori vocabolari per stabilire l’accentazione).

Portano l’accento acuto tutte le congiunzioni composte da «che»: perché, benché, dopodiché, nonché, affinché, poiché, ecc. Altri casi: mercé, né (congiunzione negativa), sé (pronome), tutti i composti di «re» (viceré) e «tre» (trentatré), e la terza persona del passato remoto dei verbi in -ere (ripeté, poté). Il pronome «sé» non deve essere accentato quando è seguito da «stesso» o «medesimo».

Porta l’accento grave un numero limitato di nomi comuni e propri, e le interiezioni, fra cui: ahimè, caffè, tè, cioè, bebè, gilè, Mosè, Noè ecc.

Le parole piane o sdrucciole si accentano solo in casi di forte ambiguità: principi (regnanti) / princìpi (convinzioni).

Sulle altre vocali l’accento sarà sempre grave; lo stesso vale per i monosillabi, che vanno accentati come segue: dà (verbo dare) / da (preposizione); là (avverbio) / la (articolo); sì (avverbio) / si (pronome).

In spagnolo si usa soltanto l’accento acuto: León, Joaquín.

A, E, O, I, U se accentate valgono À, È, Ò, Ì, Ù. Non sono accettabili le grafie E’ e simili.

Apostrofi

Hanno l’apostrofo:

– alcuni imperativi come fa’, da’, sta’, va’ (ma non dire, è accentato: dì);

– il troncamento di bene va apostrofato: be’. Evitare altre grafie.

– il troncamento di poco: po’;

– il troncamento di modo: a mo’ di;

– l’aferesi di questo/a: ’sto / ’sta;

– da evitare due apostrofi di seguito: la battaglia dell’’84;

Numeri e date

In narrativa si preferisce la grafia in lettere dei numeri, salvo casi di numeri particolarmente lunghi da trascrivere (diecimila; ma 11485) e di date. I decenni e i secoli sono preferibili in lettere, in numeri invece anni particolari: ’68; ma anni sessanta, o il Novecento.

Corsivo

Vanno in corsivo: i titoli di libri italiani e stranieri, le testate di quotidiani e periodici; i titoli di opere d’arte, di film, di programmi televisivi; parole, frasi o espressioni straniere non entrate nell’uso comune; per i termini in corsivo andranno indicati correttamente gli eventuali plurali (le parole straniere entrate nell’uso comune non vogliono il plurale); le dizioni op.cit., art.cit. perché fanno le veci del titolo; ibidem e passim perché in latino; i nomi propri di navi e di aerei (vanno invece in tondo e senza virgolette i nomi di alberghi, ristoranti, locali ecc. anche se portano un nome straniero); le parole che hanno un qualche tipo d’enfasi, sia in narrativa che in saggistica; il testo di poesie e canzoni (cfr. «Citazioni»); possono essere indicati in corsivo i pensieri non pronunciati, a scelta dell’autore, o segnalati da virgolette alte (“ ”) ma in nessun caso si useranno entrambi.

Inoltre:

– Gli esponenti di nota non vanno mai in corsivo.

– È in corsivo soltanto la punteggiatura all’interno di una frase o di un testo interamente corsivo; in una frase in tondo, anche contenente parole in corsivo, quella che chiude una frase in tondo, anche se contiene parole in corsivo, resta sempre in tondo:

With freedom, books, flowers, and the moon, who could not be happy?

Aveva un certo je n’ais se quoi

– In un brano tutto in corsivo saranno in tondo le parole normalmente in corsivo (cfr. sopra).

D eufonica

Va usata unicamente per evitare l’incontro di due vocali uguali: ed era; ad altro. Non è accettato in nessun caso l’uso fra vocali differenti, essendo grafia ormai in disuso, e l’uso di od. Quando la parola che segue è straniera va considerata la pronuncia della lingua di provenienza: si mantiene la d eufonica unicamente nei casi in cui la vocale iniziale ha la stessa pronuncia italiana; in nessun caso si mantiene quando l’iniziale della parola che segue è una h.

Maiuscolo e minuscolo

È bene usare il maiuscolo il meno possibile. Lo si usa per: nomi propri, soprannomi, enti ed organizzazioni, termini geografici (ma vanno in minuscolo i punti cardinali se indicano una direzione), istituzioni (ma in minuscolo i titoli relativi: ministro, giudice, questore), nomi di vie o piazze (normalmente via o piazza vanno in minuscolo, a meno che non facciano parte del nome: ad esempio piazza Navona, ma Piazza Rossa), festività, la parola Dio se indica un sistema monoteistico (altrimenti, come divinità vale dio/dei), i corpi celesti (Terra, Sole, Saturno, ecc.).

Dopo !,? e … va di norma la maiuscola, a meno che non sia evidente che la frase continui.

Vanno sempre in minuscolo: i nomi di popoli moderni; è ammessa la maiuscola per gli antichi (i romani o gli antichi Romani); titoli nobiliari, accademici e professionali, gradi e corpi militari, formule di cortesia (signore, signorina), le religioni e i vari -ismi, le istituzioni solo se usate in maniera generica e al plurale (capo di Stato ma gli stati dell’Unione; la Camera dei deputati ma alle camere oggi si discuterà…)

Vanno evitate le maiuscole di rispetto come: messa, comunione, quaresima, papa, provvidenza, santo patrono, governo, monarchia, patria, re, repubblica, divino, divinità, universo, cosmo, ecc.

Trattini

Brevi (-):

Da evitare l’uso intensivo nelle parole composte, salvo ammesso da vocabolario, e in presenza di preposizioni latine (intra, ex, neo, pre, post, anti, capo) che fanno corpo unico con la parola; nei casi ammessi, come Bologna-Milano, terra-aria, ecc., il trattino non ha spazi prima o dopo (salvo il caso di parole composte).

Medi (–)

Si utilizzano soltanto per gli incisi, sempre preceduti e seguiti da uno spazio. Il trattino medio rende superflue le virgole dopo la chiusura.

Virgolette

Le virgolette basse contengono quelle alte doppie, che a loro volta contengono quelle alte semplici: « “ ‘’ ” ». Si utilizzano virgolette basse o caporali (« ») per: dialoghi, discorsi riportati, citazioni di articoli, interviste e libri. Le virgolette non vanno usate con i soprannomi:

… tanto che Isabella lo chiamava Tonio Gomitolo.

La battuta di dialogo va a capoverso nuovo se cambia l’interlocutore (sono ammesse eccezioni se lo stile del libro lo consente). La punteggiatura prima di un inciso va sempre all’interno delle virgolette. Se l’inciso lo richiede si usa l’opportuna punteggiatura:

«Questo…» aggiunse Carl, indicando il luogo «… vi appartiene?».

Il punto fermo va dentro le virgolette se il discorso non è introdotto da nulla o se è preceduto da un punto, va fuori dalle virgolette se è preceduto da altro testo o dai due punti:

«Bravi ragazzi, siamo orgogliosi di voi.»

«Bravi ragazzi» dissero «siamo orgogliosi di voi.»

Entrò in palestra con in mano tre telegrammi. «Rolando, metti in fila i ragazzi» disse «ho qui una comunicazione.»

Allora controbattemmo «no, scusi, se ci indica la strada andiamo a piedi».

Disse: «Beato colui che riesce a imparare il doppio avvitamento».

Per quanto riguarda l’ultimo esempio, la battuta di dialogo dopo i due punti andrà o meno a capo a seconda dello stile del testo e della lunghezza della battuta di dialogo. Il punto di domanda, il punto esclamativo e i tre puntini di sospensione alla fine di una citazione o di una battuta di dialogo sono sufficienti per chiuderle:

«Capirai quando sarai grande.»

«Capirai quando sarai grande!»

«Capirai quando sarai grande?»

«Capirai quando sarai grande…»

ma:

Disse: «Ci sono i gatti sotto il letto». Disse: «Ci sono i gatti sotto il letto» e rise.

Disse: «Ci sono i gatti sotto il letto!». Disse: «Ci sono i gatti sotto il letto!» e rise.

Disse: «Ci sono i gatti sotto il letto?». Disse: «Ci sono i gatti sotto il letto?» e rise.

Disse: «Ci sono i gatti sotto il letto…». Disse: «Ci sono i gatti sotto il letto…» e rise.

«Pronto» disse «sei tu, Leonardo.» «Pronto» disse. «sei tu, Leonardo.»

«Pronto» disse «sei tu, Leonardo!» «Pronto?» disse. «sei tu, Leonardo!»

«Pronto» disse «sei tu, Leonardo?» «Pronto!» disse «sei tu, Leonardo.»

«Pronto» disse «sei tu, Leonardo…» «Pronto…» disse «sei tu, Leonardo…»

«Pronto…» disse «… sei tu, Leonardo.»

Punteggiatura

I puntini di sospensione sono sempre solo tre: … (non …). I punti esclamativi ammessi sono solo uno (!) o tre (!!!); di entrambi si consiglia di fare uso parchissimo, così come dei puntini di sospensione. La punteggiatura mista è una sola: !?

Si faccia attenzione a doppi spazi, spazi prima all’inizio e alla fine di un paragrafo: vanno eliminati tutti.


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